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Eutanasia: la Corte Europea dei Diritti dell'Uomo è competente quando il dilemma riguarda un neonato? Nuova sentenza della Corte EDU

Michele Ius  Wed Sep 27 00:00:00 CEST 2017 versione PDF

La Corte Europea dei Diritti dell'Uomo (Corte EDU) sez. I, il 28 giugno 2017 (39793/17), si è espressa in un caso, sorto nel Regno Unito, che ha commosso l'opinione pubblica mondiale su eutanasia, cure sperimentali e benessere di un minore.
I giudici di Strasburgo si sono infatti espressi sulla tragica vicenda di Charlie, un bimbo inglese, nato con malformazioni senza prospettive di miglioramento in base alle correnti conoscenze mediche. La Corte EDU non ha negato la decisione di giudici inglesi che ritenevano che l'eutanasia, decisa dai medici che lo avevano in cura fosse nell'interesse del minore, contro i genitori che avrebbero voluto tentare altre vie. Purtroppo alla fine Charlie è mancato. La sentenza è d'interesse per i lettori, non solo per l'attualità del tema, ma soprattutto perché oltre alle implicazioni umane, etiche e morali, definisce i confini dei poteri della Corte EDU rispetto al potere degli Stati anche quando questi incidono su questioni come la vita delle persone, la famiglia, la personalità e la stessa loro esistenza.
Nel caso di specie, stando agli atti, il bambino soffriva dalla nascita di una grave malattia genetica degenerativa. I genitori volevano sottoporre il piccolo a cure sperimentali oltreoceano.
I medici però si erano opposti sostenendo che non sussistessero cure adeguate, non essendoci prospettive di miglioramento. Anche il mero spostamento del minore a casa non sarebbe stato fattibile. Ogni possibile cura ulteriore secondo i dottori sarebbe stata solo palliativa e sarebbe stata da intendersi come accanimento terapeutico volto solo a aumentare le sofferenze del paziente.
La vicenda ha assunto connotati legali che hanno visto opposti la famiglia del piccolo e il nosocomio britannico dov'era ricoverato.
I giudici di Sua maestà additi confermarono la decisione dei medici.
I genitori non contenti si rivolsero quindi rivolti alla Corte EDU.
I giudici di Strasburgo inizialmente avevano adottato misure ad interim per bloccare l'eutanasia. Tuttavia, in sede di decisione gli stessi giudici alla fine hanno ritenuto di non poter ricevere il ricorso perché inammissibile: non spetta alla Corte EDU intervenire sulle decisioni delle competenti autoritàà? nazionali in materia di cure sperimentali su malati terminali, dato l'ampio margine di valutazione dei Paesi membri e le delicate questioni etiche e morali che sorgono tali casi.
La sentenza segue, confermando la propria giurisprudenza, il noto caso italiano (Durisotto c. Italia del 29 maggio 2014) in cui anche in quell'occasione i giudici di Strasburgo dichiararono manifestamente infondato il ricorso presentato del genitore che voleva curare la figlia affetta da una malattia cerebrale degenerativa con il metodo Stamina e si era visto opporre il rifiuto del Tribunale di Udine sulla base delle decisioni dei medici. Anche in quell'occasione la Corte ha rigettato il ricorso del padre.
A seguito della notizia il Presidente e il Congresso USA si sono interessati al piccolo proponendo tra l'altro la cittadinanza americana. Anche un noto ospedale italiano pare abbia mostrato la propria disponibilità per avere il piccolo in cura.
I medici inglesi si sono tuttavia sempre opposti esponendo l'impossibilità anche del solo trasporto del piccolo e le sentenze intercorse.
Ora lui non c'è più. E' sceso il silenzio, ma come sempre in questi casi, sono rimaste le domande su etica, morale e diritto.




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